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Monday, 21 March 2011

Reality is illusory relative and subjective expression

The knowledge that others have of us is stereotypical, but our identity is fluid, constantly evolving, and our personality is not uniform. Each of us is absolutely alone, unknown even to himself.



Painting by Laura Tedeschi - Selfportrait,  as uninspired artist


Painting by Laura Tedeschi - Selfportrait as uninspired artist (detail)



Painting by Laura Tedeschi - Smiling Marina  



Painting by Laura Tedeschi - Smiling Marina  (detail)

Tuesday, 30 November 2010

The development of 'self-portrait - Evoluzione dell'autoritratto

Paintings of Laura Tedeschi


2009



2007



2006



2003

Friday, 10 September 2010

...you smiled, and you knew how to smiling,... with your twenty years taken so, like wearing a formless sweater on a old jeans


... "you smiled, and you knew how to smiling... with your twenty years taken so, like wearing a formless sweater on a old jeans"

from: Farewell, Francesco Guccini






Laura Tedeschi's Paintings



... "e sorridevi e sapevi sorridere..coi tuoi 20 anni portati cosi'...Come si porta un maglione sformato su un paio di Jeans"

da: Farewell, Francesco Guccini












Thursday, 22 July 2010

Even the sea has not a country...

Even the sea has not a country, and he belongs to all of those who are listening for him.



Laura Tedeschi's Photo - Self-shot


Il mare non ha paese nemmeno lui, ed é di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare. 


Luigi Pirandello

Tuesday, 24 March 2009

L'autoritratto


L’autoritratto nasce nel XV secolo quando l’uomo prende coscienza del proprio ruolo nel mondo. I primi autoritratti sono un’orgogliosa affermazione della propria identità come uomini: “Al cruciale interrogativo ‘chi sono io?’ [i pittori del Quattrocento rispondono] con orgogliosa sicurezza ‘io sono un uomo’”.
Ma l’illusione dura poco. Il pittore guarda insistentemente se stesso riflesso nello specchio e scopre le proprie debolezze, la fragilità della condizione umana e quanto sia dolorosamente estraneo il mondo intorno a lui. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, complice la nascita della psicanalisi, la crisi diventa dirompente. I pittori vivono una ‘situazione professionale’ nuova -nasce in questo periodo l’arte senza committente- e percepiscono con acuta sofferenza il loro distacco dal mondo. “Dall’affermazione superba ‘io sono questo’ siamo passati allo smarrimento, ‘non so più chi sono’ non nel significato strettamente biografico, ma in quello essenziale e assoluto”.
L’autoritratto si disfa e si sconvolge, non più rappresentazione della propria fisionomia; diventa l’immagine tragica della condizione esistenziale dell’uomo moderno. Non solo storia dell’arte quindi, ma anche racconto dell’evoluzione della condizione dell’artista e una coinvolgente storia del pensiero dell’uomo e del suo
(sempre più difficile) rapporto con la vita.
All’introduzione seguono capitoli che descrivono numerosi autoritratti da Goya a Warhol passando per Delacroix, Van Gogh, Picasso, Munch, tutti riprodotti nelle pagine del libro. Boatto privilegia gli aspetti di contenuto e significato delle opere più che questioni stilistiche e di forma.
L’autore sceglie di partire da Goya che si ritrae moribondo e agonizzante; è l’inizio di un cammino di progressiva perdita di ogni certezza. La fede in Dio, nella scienza o nel progresso non sono più in grado di fornire tutte le risposte, il perché della sofferenza, della morte e l’uomo si trova tragicamente solo di fronte a questi interrogativi.
Un percorso di crescente drammaticità -che culmina nell’espressionismo tedesco- nel quale i pittori si confrontano prima con il dolore fisico e la morte, poi con le più devastanti inquietudini interiori che portano al suicidio molti degli artisti citati, da Van Gogh a Kirchner. Al lettore sono concessi solo pochi momenti di serenità: gli autoritratti di David (contemporaneo di Goya, ma dotato di sensibilità e certezze assai diverse), Ingres, Turner, Mirò, Matisse.

Da: "Narciso infranto, I'autoritratto moderno da Goya a Warhol"

di Alberto Boatto e critico d’arte.

Dipinto: Laura Tedeschi "Paura"

Thursday, 12 March 2009

L'espressionismo é colore che vibra





Si é portati a pensare che piú i colori sono vivaci e piú é allegro il quadro, niente di piú sbagliato.
Gli espressionisti attorno al 1910 hanno sfatato del tutto questo modo di vedere le cose, il cambiamento c'era giá stato con l'impressionismo che esprimeva la malinconia della luce con colori molto chiari e allegri, ma sempre delicati, mai violenti.
Gli espressionisti hanno dipinto la tristezza, la disperazione, la follia, la malattia, con colori vivacissimi e forti, usandoli come un pugno nell'occhio, un grido contro l'indifferenza. Altresí hanno dipinto ragazzine adolescenti (Fränzi e Marcella Fehrmann) sempre con colori forti, in modo malizioso, quasi seducente per un adulto, mettendo in evidenza la perversione dell'essere umano uomo o donna che sia.
Il mio percorso pittorico nasce impressionista, ho amato l'impressionismo grazie al mio mastro, mio padre, poi crescendo mi sono sempre piú entusiasmata per l'espressionismo, é stata una cosa naturale nel mio percorso artistico
avvicinarmi e accumunarmi a questi artisti.

Ecco alcuni stati d'animo: malinconia, tristezza, paura, espressi senza parole,
ma con colori e pennelli in profonda introspezione.

Opere di Laura Tedeschi:
La sfida
Smarrimento
Paura
Tristezza/Malinconia

Saturday, 7 March 2009

L'autoritratto


"L’autoritratto ripercorre e rispecchia le tappe della formazione dell’Io, portando in superficie e rielaborando le ansie correlate al senso della nostra identità. In tal modo si configura come un racconto autobiografico, una confessione, una interrogazione, un gioco speculare in cui si prende coscienza della dimensione fisiognomica del proprio io e di un’immagine corporea non sempre coincidente con quella mentale, un’occasione per evidenziare la fragilità del concetto del sé rispetto ai correnti meccanismi di identificazione.
Esso diviene così una esplorazione del privato e dei sentimenti attraverso la corporeità, ciò che fa scrivere a Frida Kahlo: “Dal momento che i miei soggetti sono sempre stati le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me, ho di frequente oggettivato tutto questo in immagini di me stessa, che erano la cosa più sincera e reale che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me”.

Scrive Antonio Natali in occasione della mostra sulla ‘Collezione d’autoritratti di Raimondo Rezzonico’ (Genova, 2006) : “L’artista sceglie se stesso come modello; e ritraendosi accetta il gioco analitico che ognuno, con diversi gradi di competenza, praticherà sulla sua carne viva. La postura del corpo, lo scatto del volto, i lampi degli occhi, l’attitudine affettiva, il corredo d’oggetti: tutto sarà della sua effigie passato al vaglio. E l’esercizio d’una lettura introspettiva godrà di mille varianti, venendosi in esso a sommare le peculiarità psicologiche dell’artista e quelle dell’esegeta”.

Ed è la propria carne viva, dilaniata e sanguinante, smembrata con autodistruttivo furore che ci mostrano Lucian Freud, Egon Schiele, Oscar Kokoschka, Francis Bacon, Maurice de Vlaminck, Edvard Munch, Antonio Ligabue, è la propria carne viva, freddamente sezionata con lucida autocoscienza come su un tavolo anatomico".

Vilma Torselli

Dipinto: Laura Tedeschi
"Autoritratto in penombra"
Olio su tela
50x70
2009