
La felicità non è necessariamente un bene per la società.
Più si è di buonumore più le facoltà di giudizio si appannano e meno si è motivati a un giudizio analitico e complesso, propensi piuttosto a una certa ferocia nei confronti di chi, con il suo malessere e i suoi comportamenti da infelice, devia dal totalitarismo del tutto è bello. Cè una certa specularità tra l'impressionante diffusione della depressione e la mania sociale della felicità.
Anziché chiederci perché siamo depressi, domandiamoci piuttosto: com'è che la vita continua a pulsare? Com'è che la gioia non smette mai di perseguitarci?