Monday, 9 March 2009

La solitudine delle persone senza categorie


Ondate di compassione collettiva e in certo modo pilotata attraversano le nostre società. Non sono dirette verso singoli individui, ma verso intere categorie. Qualche esempio? I portatori di handicap, i malati di aids, i membri di minoranze tradizionalmente svantaggiate. Media e organizzazioni benefiche si mobilitano in loro soccorso, e qualche volta, per facilitarli, le leggi contravvengono persino al principio di uguaglianza. Sto pensando alla cosiddetta AFFIRMATIVE ACTION che negli Usa attribuisce un vantaggio preliminare, una sorta di superbonus, a chi chiede di essere assunto in una azienda o ammesso alla università, purché sia donna o appartenga a una minoranza etnica, per esempio gli afroamericani. Come è noto, negli ultimi tempi si è molto discusso intorno a questa forma di discriminazione nutrita di buone intenzioni, e la controversia è giunta sino alla Corte Suprema, che ne ha confermato la legittimità con cinque voti contro quattro. Ma non vorrei discutere di leggi, sebbene l'argomento sia interessante; mi interessano di più quei flussi emotivi di cui parlavo all'inizio: flussi che ci offrono occasioni di commozione a cui ci abbandoniamo volentieri. Si tratta di fenomeni positivi, ma nello stesso tempo mi ispirano un turbamento che cercherò di spiegare. Mettiamo che io non sia né una donna, né un nero, né un malato di Aids, né un handicappato; tuttavia, o per sfortuna o per mediocrità o per una inettitudine ad affrontare la vita che a volte è la conseguenza di qualità delicate che non trovano sbocchi, mi trovo senza lavoro, senza qualcuno che mi ami, senza prospettive. A chi ricorrere? Chi si presterà a fare da sponda al mio smarrimento, alla mia disperazione? La mia impressione è questa: anche nell'economia della compassione e dell'aiuto, come in molti altri ambiti, chi non appartiene a una qualche categoria riconosciuta non è mai stato solo come oggi.

Dipinto: Laura Tedeschi "Riflessioni"

2 comments:

mario piana said...

E' vero, son sempre riflessioni molto vere le tue, Laura

Laura Atelier Vienna said...

grazie mario mi fa piacere che mi leggi